Comunicato stampa 

del Comitato V Peep in riferimento 

all’ ordinanza di sospensiva

richiesta innanzi al Consiglio di Stato

 

Il Consiglio di Stato ha emesso l’ordinanza a seguito dell’udienza del 29 aprile scorso in merito all’istanza cautelare di sospensione  per grave danno irreparabile ha deciso di “non accoglierla “ !!!!!

 Il Giudice ha deliberato che “seppur nei limiti della cognizione sommaria propria della presente fase cautelare, le censure contenute nell’appello, limitatamente alle problematiche in punto di individuazione del Giudice fornito di giurisdizione appaiono sfornite del prescritto fumus”.

In pratica il Giudice ritiene, seppure nella fase di sospensiva e, quindi, provvisoria, che l’autorità competente a decidere delle nostri sorti sia il Giudice Ordinario (Tribunale di Rimini).

Non si tratta di una sentenza ma, anche se crea un po’ di sconcerto in tutti noi, lascia  varie possibilità.

Innanzitutto l’ordinanza doveva riguardare solo la sospensiva dell'esecuzione della Delibera n. 122/2013 del Comune di Rimini, ma, nel motivare il respingimento dell’istanza cautelare, il Giudice ha espresso un proprio convincimento (sommario per stessa ammissione della Corte) in merito alla giurisdizione e dunque non si è pronunciato sul fatto se abbiamo torto o ragione nel merito della questione, compreso il nostro diritto a sospendere per il momento il pagamento, ma si è limitato a dire che il Giudice competente è, a suo avviso, sia il Giudice Ordinario.

Considerato che in effetti a noi interessa un giudizio nel merito con questa pronuncia si è avuto il responso definitivo del G.A. il quale è riuscito a fissare due cautelari e un merito in così poco tempo ed a esprimere il suo orientamento sulla questione. Da notare che il Tribunale di Rimini sull'identica questione iniziata nel 2010, con sentenza n. 1448/2013 dep. in data 8.11.2013 aveva  denegato la sua giurisdizione.

L’incertezza dei tempi (o meglio, la certezza dei tempi lunghi) è stata una delle motivazioni, nell’ottica della strategia processuale, che ci ha portato a condividere l’azione del Professor Carullo.

Potevamo tranquillamente rivolgerci al Tribunale di Rimini in prima battuta ma avremmo avuto la sentenza solo fra circa 3 anni, con un Tribunale che ha negato in un caso identico la sua giurisdizione e, quindi, forse ci saremmo trovati nel 2017 dopo aver inutilmente atteso anni, a dover adire il TAR ricominciando così la "trafila", senza dimenticare che anche a Livorno con un caso identico al nostro, il Giudice Ordinario ha declinato la propria giurisdizione in favore del TAR (copia dell’articolo è consultabile sul nostro sito).

I nostri “colleghi” di avventura (o di sventura) avevano avviato il ricorso nel 2010 e solo nel febbraio 2014 hanno ottenuto una sentenza, sentenza che li rimanda al TAR.

Noi in  8 mesi e non in 3 anni abbiamo comunque ottenuto dal G.A. entrambi i gradi di giudizio.

Aver avuto la fissazione delle varie udienze in così poco tempo ci aveva illuso che in pochi mesi avremmo concluso tutto, che la nostra avventura fosse ad un passo dalla conclusione ed invece così non è stato.

Ricordiamo i nostri incontri nel teatro parrocchiale, si parlava di anni di attesa, ma ribadiamo, se nel settembre scorso ci fossimo rivolti al Tribunale di Rimini saremmo sicuramente ancora lì in attesa della fissazione della prima udienza. E se poi il Giudice ci diceva di andare al TAR come ha fatto il Tribunale di Livorno?  Meglio non pensarci.  Veramente l’Italia sta diventando una “Repubblica delle Banane” ed i cittadini hanno perso qualunque diritto giuridico, viene negato il diritto sacrosanto ad avere giustizia e comunque siamo rispettosi sia delle istituzioni che delle sentenze.

A questo punto le alternative sono 3:

- cercare di convincere il Giudice della bontà delle nostre argomentazioni in merito alla giurisdizione ed attendere la sentenza (il cui contenuto pare praticamente scritto);

- oppure rinunciare da subito alla sentenza e preparare la causa davanti al Tribunale di Rimini;

- oppure, infine, andare subito davanti alla Cassazione perché individui  definitivamente, per la nostra vicenda, prima della sentenza del Consiglio di Stato, il giudice competente a decidere. Questa sentenza sarebbe l'unica definitivamente vincolante per il Giudice individuato che a quel punto non potrebbe negare l'esame del nostro caso. Però i tempi sono lunghi, quanto meno 8 mesi.

E' molto importante avere chiaro che fino ad oggi si è discusso solo ed esclusivamente dell'individuazione del Giudice che dovrà esaminare le nostre questioni: probabilmente dovremo aspettare anni per avere giustizia e veder riconosciuti i nostri diritti ma la partita non è persa, è anzi tutta ancora aperta e da giocare: fino ad ora "si è scherzato", cercando di individuare il Giudice.

Ora molti saranno preoccupati per le iniziative che prenderà il Comune e l’eventuale richiesta di pagamento dei maggiori oneri con la probabile messa in mora.

Ma questo lo sapevamo già, è dal 17 novembre che abbiamo questa spada di Damocle sulla testa, se il Comune vuole procedere lo può fare, come lo poteva fare 6 mesi fa.

Procedere con la richiesta di pagamento dei maggiori oneri è solo una sua libera scelta. 35 anni o 37 cambia molto?

Per quanto ci riguarda siamo ancora 0 a 0 .


Il Comitato Direttivo del V Peep


COMUNICATO

Prof. Avv. Antonio Carullo


A seguito della sentenza del TAR Emilia Romagna n. 147/2014.

 

I) Il Giudice ha negato la sua giurisdizione a decidere sul provvedimento relativo al recupero dei maggiori oneri: nulla invece il Giudice ha detto circa la parte inerente le somme per il cd. riscatto.

(i) Quanto al primo aspetto (carenza di giurisdizione del TAR in favore del Tribunale ordinario) la sentenza oltre ad essere meramente "compilativa" si pone in evidente contrasto con l'analoga decisione del Tribunale di Rimini che, in senso opposto, ha invece dichiarato la giurisdizione del Giudice Amministrativo in materia.  Questo denota il contrasto tra giudici e, di conseguenza, l'incertezza oggettiva ad individuare il giudice "giusto", incertezza derivante dalla negazione della giustizia da parte di entrambi i giudici.

Infatti:

-  da un lato il Tribunale di Rimini adito dal Comune di Rimini ha negato la propria giurisdizione in favore del Giudice Amministrativo (sempre sul recupero dei maggiori oneri di esproprio);

- dall'altro il TAR di Bologna sempre nella stessa identica materia (recupero dei maggiori oneri di esproprio) ha dichiarato la giurisdizione del Tribunale di Rimini.

(ii) La via prescelta, quindi, lungi dall'essere un errore o una inopportunità si dimostra essere stata l'unica via possibile ed anzi la più fruttuosa  perché:

- non si sono persi i termini decadenziali di impugnativa del provvedimento: infatti non si dimentichi che la delibera n. 122 reca una parte relativa al calcolo delle somme per il "riscatto", parte che rimane sicuramente nella giurisdizione del Giudice Amministrativo(si ribadisce il TAR sul punto nulla ha detto);

- si sono avute due udienze (sospensiva e merito) e una sentenza di merito in meno di quattro mesi: cosa eccezionale non solo di fronte al TAR, ma anche e soprattutto di fronte al G.O. (che per i tempi del codice di procedura civile non può non avere dei tempi sicuramente superiori ai 5 mesi - senza contare poi i tempi per la sentenza e il calendario del Giudice per la fissazione delle varie udienze);

- consente  di riassumere al G.O.  la causa e, quindi, di proseguire in quella sede un giudizio che, se allora iniziato, non sarebbe certamente in uno stato più avanzato di quello attuale (da tener presente che entrambe le parti hanno già depositato tutti i documenti necessari per l'istruttoria e, quindi, sono già conosciuti ed utilizzabili nel nuovo giudizio).

Infatti, visto l'orientamento del G.O. di Rimini, questi avrebbe denegato la sua giurisdizione (come ha già fatto nella causa promossa dal Comune di Rimini) e ci saremmo trovati a percorrere una strada tutta in salita per poi ritrovarsi dinanzi al Giudice Amministrativo che declina la propria giurisdizione.

 

II) Rimane sempre aperta la questione dell'impugnativa (e dei motivi dall'VIII al XII) relativi all'impugnativa della delibera nella parte sulla quantificazione delle somme per il riscatto. Sul punto la giurisprudenza è pacifica nel ritenere che trattandosi di attività discrezionale della P.A., la cognizione delle controversie è riservata al Giudice Amministrativo. Nel caso di specie, se da un lato il Comune ha adottato la successiva delibera n. 189 del  luglio 2013 (di sola sospensione), il Giudice non ha però dato atto né della sua giurisdizione sul punto né dell'eventuale sopravvenuta carenza di interesse all'impugnativa della n. 122 sotto questo profilo alla luce della successiva delibera. Se, quindi, non si coltivasse l'impugnativa della n. 122 per l'aspetto in esame si rischierebbe di ritrovarsi con una delibera efficace e non annullata neanche in via di autotutela con la n. 189.

 

III) Da sottolineare:

- nell'ordinanza cautelare il Giudice aveva ritenuto la propria competenza e giurisdizione: evidentemente qualcosa gli ha fatto cambiare idea;

- il Giudice in sentenza ha compensato le spese di lite, il che evidenzia ancor di più la situazione di incertezza in cui si trova la giurisprudenza per l'individuazione esatta del Giudice.

 

IV) Le strade da percorrere sono tre:

- ricorso in Cassazione sulla giurisdizione;

- appello in Consiglio di Stato;

- riassunzione davanti al Tribunale Ordinario di Rimini.

                                                                                                                                    Prof.Avv.Antonio Carullo           

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